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DENSITOMETRIA MOC DEXA


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Osteoporosi



COS’E’ L’OSTEOPOROSI
(clicca qui per visualizzare la presentazione PowerPoint)



“OSTEOPOROSI” è una parola che deriva dal greco ed è formata da due termini distinti: "
osteon", che significa "osso" e "poros", che significa "poro".

DEFINIZIONE DELL'O.M.S.:
"L'osteoporosi è una patologia sistemica dello scheletro caratterizzata da una diminuzione della massa ossea e da una alterazione della microarchitettura ossea, con conseguente aumento della fragilità scheletrica e predisposizione alle fratture".

Si potrebbe paragonare l'osteoporosi ad un "tarlo invisibile" dell'osso, una erosione continua e silenziosa che logora la struttura ossea.

L'osso
normale e' sottoposto ad un continuo ricambio di tessuto osseo detto “rimodellamento”:
il tessuto più vecchio è più logoro viene eliminato, per far posto ad un osso più giovane e quindi più vitale.
La
quantità di osso riassorbita e' equivalente alla quantità di osso neoformato.

L'osso
osteoporotico è caratterizzato invece da un aumento del numero delle unità di rimodellamento (dette BMU) con prevalenza di distruzione ossea rispetto alla neoformazione.
Da ciò deriva un
aumento generalizzato del turnover osseo, con effetti deleteri sia sulla quantità che sulla qualità dell'osso.
La composizione chimica dello osso osteoporotico rimane normale, vi è solo una riduzione globale del patrimonio scheletrico.
L'osteoporosi colpisce sia l'osso spugnoso (o trabecolare) che quello compatto (o corticale).
L'osso
trabecolare osteoporotico risponde alle alterazioni metaboliche più rapidamente rispetto all'osso corticale; le trabecole divengono più sottili, diradate e più soggette a microfrattura.
L'osso
corticale osteoporotico e' caratterizzato da una riduzione dello spessore della corticale, cosicché i canali haversiani conseguentemente si allargano.
Nelle ossa lunghe, in seguito all'assottigliamento del tessuto osseo corticale, si verifica la dilatazione della cavità midollare.


Tutto ciò rende la massa scheletrica non più idonea a tollerare le normali sollecitazioni meccaniche, cui è quotidianamente sottoposta.




CLASSIFICAZIONE DELL’OSTEOPOROSI



L'osteoporosi puo’ essere
primitiva (idiopatica) o secondaria.

L'osteoporosi
primitiva può essere senile oppure postmenopausale.

L'osteoporosi secondaria può dipendere da endocrinopatie (ipertiroidismo, iperparatiroidismo, morbo di Cushing ecc.), malattie reumatiche (soprattutto l'artrite reumatoide) o farmaci (anti estrogeni, cortisonici, antiepilettici, immunosoppressivi, antiblastici, ecc.).

OSTEOPOROSI PRIMITIVE

Osteoporosi
senile:
la perdita di massa ossea,
sia corticale che trabecolare, è dovuta al rallentamento del turnover osseo; ciò porta sia uomini che donne in una situazione di particolare fragilità ossea che predispone ad eventi traumatici. Le fratture possono interessare non solo la colonna vertebrale, ma anche le ossa lunghe (collo del femore), il bacino e altre sedi senza distinzione. In poche parole, la riduzione dell'introito di calcio e di vitamina D insieme al ridotto assorbimento intestinale di calcio e ad una riduzione dell'attività fisica portano alla prevalenza del riassorbimento rispetto alla neoformazione di osso, con conseguente perdita di massa ossea, rottura delle trabecole ed aumento della porosi corticale.

Osteoporosi
postmenopausale:
si puo’ suddividere la post-menopausa in due fasi distinte consecutive: una prima fase (3-6 anni), in cui la perdita ossee e’ conseguenza del deficit estrogenico ed e’ caratterizzata da un elevato turnover osseo; in questa fase c'è una elevata perdita ossea; la seconda fase e’ caratterizzata da un lento turnover e da una perdita ossea meno accentuata legata, oltre che al deficit estrogenico, anche all'inadeguato apporto di calcio con dieta.
L'osteoporosi postmenopausale e’ caratterizzata da una
maggiore perdita della componente trabecolare rispetto a quella corticale.
I disturbi più comuni sono
crolli vertebrali e fratture del polso, strutture con una maggiore percentuale di osso trabecolare.
Nelle donne vi e’ un altro svantaggio di partenza, in quanto il “picco di massa ossea” raggiunto al termine della crescita è inferiore a quello degli uomini.


OSTEOPOROSI SECONDARIE

Quella più comune e’ l'osteoporosi da farmaci cortisonici; questi, usati per terapie anti infiammatorie o immunosoppressorie, inducono rilascio di Paratormone con conseguente riassorbimento osseo, nonché inibizione dell'attività degli osteoblasti con riduzione della formazione ossea.
L’assunzione quotidiana di cortisonici e la durata del trattamento sono importanti determinanti della riduzione di massa ossea.
Lo
scheletro assiale e’ interessato più frequentemente e più severamente.




CONSEGUENZE CLINICHE DELL’OSTEOPOROSI



La frattura è la conseguenza clinica vera e propria della malattia.

Le fratture da osteoporosi, pur potendo interessare tutte le ossa dello scheletro, sono più frequenti in alcune sedi scheletriche, che sono poi quelle più soggette a sollecitazioni meccaniche.

Fratture della
colonna vertebrale:
Il 90% di tutte le deformità vertebrali sono di natura osteoporotica.
Le fratture della colonna sono
tipiche dell'età postmenopausale, non sempre collegate a cadute ma possono risultare da leggeri carichi di compressione o anche solo banali cambi di posizione.
Lo schiacciamento di più vertebre comporta il progressivo cambiamento del tronco, la comparsa di cifosi (gobba) sempre più evidente e la perdita di statura.
Le fratture vertebrali possono accompagnarsi a violenta sintomatologia o essere asintomatiche.
La prima frattura vertebrale molto spesso non è diagnosticata e provoca dolore solo per alcune settimane; questa, di solito, guarisce in modo deformato e la biomeccanica della colonna vertebrale rimane alterata. Tuttavia è cruciale che la presenza di questa prima frattura venga riconosciuta al più presto perché essa predispone al rischio di nuove altre fratture
(effetto domino), con sostanziale interferenza con la qualità di vita del paziente, oltre a determinare una riduzione delle aspettative di vita.

Fratture del
polso:
Frequente nell'osteoporosi post menopausale avanzata, è sicuramente la meno grave tra le tipiche fratture osteoporotiche, presenta una tipica deformità a dorso di forchetta (
frattura di Colles) e a volte è necessario anche l'intervento chirurgico.
Dopo i 50 anni il rischio di frattura al polso e’ del 15% nella donna e poco più del 2% nell'uomo.
Circa una donna osteoporotica su 5 andrà incontro a questo tipo di frattura del corso della sua vita.

Frattura del
collo del femore:
Tipica dell'osteoporosi senile, è dovuta quasi per il 90% a traumi di modesta entità quali una caduta in casa, la sua incidenza e’ inversamente proporzionale al peso corporeo ed interessa una donna su 7.
Questa e’ la frattura osteoporotica più pericolosa per le possibili
complicazioni (anche la morte).
Comporta dolore, invalidità, ospedalizzazione, necessita quasi sempre dell'intervento chirurgico, peggiora la qualità di vita per la ridotta autonomia motoria e per l'insorgenza di stati emotivi causati dalla paura di nuove cadute.
Una donna di 50 anni presenta un rischio di morire di frattura del femore uguale a quello per cancro alla mammella e superiore a quello per cancro all'utero.
La mortalità per frattura del femore in fase acuta e’ del 5% e sale al 15%-25% nei 12 mesi seguenti.
Il 20% dei pazienti perde completamente la capacità di camminare, mentre solo il 30%-40% di questi riacquista la piena autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane.
Non sempre gli interventi chirurgici risolvono il danno fratturativo ed il numero di pazienti che riporta invalidità permanente in Italia oscilla intorno ai 18.000 casi all’anno.




EPIDEMIOLOGIA DELL’OSTEOPOROSI



L'osteoporosi e una una patologia tipicamente femminile, rappresenta uno dei maggiori e crescenti problemi di salute pubblica in termini di morbilità, mortalità, costi economici e sociali.
Oggi nel mondo una donna su tre ed un uomo su 8, di oltre 50 anni, sono affetti da osteoporosi.
Quindi, è vero che le donne hanno un rischio molto maggiore di sviluppare la patologia, ma non è vero che l’osteoporosi è una malattia tipica esclusivamente del sesso femminile.

SITUAZIONE IN ITALIA:
L’Italia è ai primi posti fra i paesi più vecchi del mondo, con oltre il 18% di ultra-65enni e quasi il 4% di ultra-85enni.
Gli osteoporotici sono circa
5 milioni (il 33% sono donne in post-menopausa) e di questi circa 1,8 milioni lamenta sintomatologia dolorosa.
Per ogni medico di base ci sono in media 20 pazienti con fratture vertebrali ed un caso di frattura femorale ogni anno.
I 5 milioni di osteoporotici rappresentano il 13% della popolazione femminile dai 50 ai 59 anni, il 28% della popolazione femminile fra 60 e 69 anni ed il 42% della popolazione femminile fra 70 e 79 anni.

COSTI SOCIOECONOMICI:
Sono enormi. Basti pensare alle spese di
ospedalizzazione, degli interventi chirurgici, della riabilitazione, dell'assistenza socio sanitaria per complicanze delle disabilita’ conseguenti.
Il costo annuale di ospedalizzazione per frattura del femore in Italia e di circa 500 milioni di euro.
Al parlamento europeo è stato posto in evidenza che più di 500.000 posti letto ospedalieri sono normalmente occupati da pazienti osteoporotici, per una spesa annua di 3,5 miliardi di euro.
Quanto sopra si riferisce solo alla frattura del femore.
Più lacunose le stime sulle fratture vertebrali: si calcola che oggi due fratture vertebrali su tre non giungono neppure all'attenzione del medico; la non quantificabilità precisa delle fratture vertebrali e’ dovuta al fatto che in genere tali fratture non passano dal Pronto Soccorso degli ospedali e non vengono quindi rilevate ai fini statistici.
In uno studio nazionale sulle fratture vertebrali, la prevalenza di cedimenti vertebrali risultata pari a circa il 13% nelle donne tra 65 e 69 anni e si calcola che per una donna bianca di 50 anni il rischio per il resto della vita di incorrere in fratture vertebrali e’ di circa il 35%.
L' osteoporosi è stata definita "
epidemia silenziosa": nel 77% dei casi non viene né diagnosticata né trattata, nel 14% dei casi viene diagnosticata ma non trattata, mentre solo nel 9% dei casi viene diagnosticata e trattata.
Da uno studio del ‘98 si apprende che Il 61% delle donne cui è stata diagnosticata una frattura vertebrale non riceve alcuna forma di prevenzione secondaria.
Da uno studio del 2001 risulta che il 62%-70% delle pazienti che subiscono frattura traumatica non ha ricevuto alcuna terapia nei 6 mesi successivi al ricovero in ospedale .
Da uno studio del ‘96 risulta inoltre che il solo il 14% dei pazienti che assumono cortisonici riceve una prevenzione farmacologica per l' osteoporosi.




DIAGNOSI DELL’OSTEOPOROSI



L’ osteoporosi è una malattia subdola che si manifesta solo quando l'alterazione ossea è piuttosto avanzata, puo’ evolvere per molti anni senza causare disturbi, per cui è importante la diagnosi precoce, in modo che con un trattamento mirato possano essere evitate le fratture.

L'iter diagnostico per l'osteoporosi deve basarsi su tre fasi distinte ma integrate fra loro:
1) esame clinico
2
) indagini strumentali
3) analisi cliniche.

1) ESAME CLINICO:
si fa attraverso l'
anamnesi e l'esame obiettivo del paziente.
Con l’
anamnesi si valuta: età, epoca della menopausa, tipo di alimentazione, attività fisica, patologie in atto, fratture pregresse, uso di farmaci e sintomatologia scheletrica.
Con
l’esame obiettivo si valuta peso, altezza, ispezione dello scheletro, dolore osteoarticolare spontaneo e indotto.
L'esame clinico puo’ mettere in evidenza i possibili fattori di rischio per l'osteoporosi.
Durante la visita e’ possibile rilevare i
segni tipici di una osteoporosi già in atto, come fratture pregresse, perdita di statura, ipercifosi dorsale e dolore scheletrico.
Pertanto
in condizioni di sospetta osteoporosi (sintomatologia tipica, riduzione della statura superiore a tre centimetri, cifosi, età avanzata) il medico procede con indagini strumentali per poter confermare la diagnosi di osteoporosi.

2) INDAGINI STRUMENTALI (cliccare qui per visualizzare la presentazione “power point”):
Le indagini strumentali sono state distinte in indagini di primo livello ed indagini di secondo livello: quelle di
I livello (cioè quelle che vengono eseguite per prime) sono rappresentate dalla MOC, dalla Ultrasuonometria e, se si sospettano fratture, dalla radiografia della colonna.
Quelle di
II livello servono principalmente per porre diagnosi differenziale con altre patologie scheletriche come neoplasie, morbo di Paget, osteomalacia, ecc.

La valutazione strumentale può essere
quantitativa (MOC, ultrasuonometria, morfometria vertebrale, ecc.) oppure qualitativa (identificazione di fratture, monitoraggio delle progressione delle fratture, diagnosi differenziale fra fratture e deformazioni vertebrali).

Fra le indagini strumentali
quantitative di I livello un posto prevalente spetta alla MOC (mineralometria ossea computerizzata), che consiste nel far attraversare l' osso da un fascio di radiazioni: più l’osso è denso e più il fascio viene rallentato.
Attualmente il “gold-standard” è rappresentato dalla MOC
DEXA (cioè a doppio raggio X), che viene eseguita prevalentemente su colonna lombare e collo femorale, a costo di una dose radiante molto bassa; le metodiche a singolo raggio fotonico (SPA) e a doppio raggio fotonico emesso da elementi radioattivi ormai appartengono al passato.
La MOC DEXA della
colonna lombare e’ idonea per valutare l'osso di tipo trabecolare, quella del collo femorale per valutare l' osso di tipo corticale (il dato relativo viene utilizzato inoltre per il calcolo con metodo FRAX del rischio effettivo di frattura per i 10 anni successivi all’esame) e la "total body" essenzialmente per valutare la composizione corporea.

Unità di misura principali della MOC DEXA sono:
-
BMD (densità minerale ossea): espressa in mg/cmq
-
Z-SCORE, cioe’ variazione in DS (deviazioni-standard) rispetto valori medi caratteristici dello stesso sesso e della stessa età
-
T-SCORE, cioe’ variazione in DS rispetto al valore medio di " picco di massa ossea" raggiunto dai soggetti sani dello stesso sesso in eta’ giovanile.
Quest'ultima rappresenta l’unità di misura più importante in quanto nei soggetti adulti per ogni deviazione standard al di sotto della norma il rischio di frattura raddoppia, aumentando in maniera esponenziale con valori inferiori a
-2,5 DS, che secondo l' O.M.S. rappresenta la soglia per diagnosticare la presenza di osteoporosi.
N.B.: fino a -1 DS secondo la classificazione dell’O.M.S. ci si trova in una condizione di “normalità”, mentre da -1 a - 2,5 DS ci si trova in una condizione di "osteopenia".
I soggetti candidati ad eseguire un esame MOC sono quelli che presentano
significativi fattori di rischio specifico, come storia familiare di fratture, assunzione di farmaci osteopenizzanti, dieta ipocalcica, malassorbimento intestinale, prolungati periodi di amenorrea, segni radiografici di osteopenia o deformità vertebrali, menopausa precoce, insufficienza renale, iperparatiroidismo, morbo di Cushing, thalassemia, altre malattie osteopenizzanti.

Fra le altre metodiche
quantitative e’ utile ricordare la ultrasuonometria, metodica piuttosto recente che utilizza gli ultrasuoni per una valutazione complessiva della robustezza dell'osso, robustezza che dipende anche dalla sua elasticità: questa misura viene effettuata abitualmente su calcagno e falangi, non e’ in grado di misurare la quantità di calcio presente nell'osso, ma presenta i vantaggi dell'assenza di radiazioni e del basso costo sia delle apparecchiature che dell’esame, per cui rappresenta l'ideale complemento dell'esame MOC DEXA.

Una metodica
qualitativa di primo livello è rappresentata dai raggi x.
L’assorbimento osseo di raggi X è proporzionale al contenuto di calcio: un osso osteoporotico appare più radiotrasparente di un osso normale.
Si ricorre all’esame radiografico più per studiare la morfologia della porzione scheletrica esaminata (eventuale frattura) che per valutare la perdita di massa ossea.
E’ visibile un difetto di mineralizzazione ossea solo quando già il 30% della massa ossea è andata perduta!
In condizioni sospette per frattura vertebrale, il medico richiede una radiografia della colonna dorsolombare in proiezione laterale: la frattura vertebrale si evidenzia con una diminuzione superiore a 4 mm o del 15% dell' altezza anteriore o centrale del corpo vertebrale rispetto alla sua altezza posteriore.

Una valutazione radiologica
quantitativa può essere rappresentata dalla morfometria: nel caso in cui il rilievo di una frattura fosse dubbio, si ricorre a questa metodica che deve essere eseguita da un esaminatore esperto in questo tipo di indagine, in grado di valutare con esattezza la diminuzione in altezza di una determinata vertebra.

Un altro tipo di valutazione
qualitativa è rappresentata dalla istomorfometria, analisi che si esegue su sezioni istologiche, consente una valutazione dinamica dell' attività di neoformazione ossea, può valutare la microarchitettura e l' organizzazione delle trabecole. Il campione di osso sul quale viene effettuato lo studio istomorfometrico è prelevato a livello della cresta iliaca in anestesia locale.



TRATTAMENTI DELL’OSTEOPOROSI


L’osteoporosi è una malattia fortemente invalidante e come tale deve essere trattata.
Da una semplice frattura vertebrale deriva dolore, deformità del rachide, diminuita capacità polmonare, instabilità, inappetenza, insonnia, inattività con conseguente ulteriore perdita di calcio ed aumentato rischio di nuove fratture, da cui lo sviluppo di comorbilità e mortalità aumentata addirittura del 23%.
L’obiettivo del trattamento è la
prevenzione delle fratture, che del resto sono l'unica manifestazione clinica della malattia.
Come prerequisiti indispensabili, occorre verificare che le norme relative a dieta e stile di vita siano rispettate:
- Smettere di fumare;
- Praticare regolare attività fisica;
- Esporsi regolarmente alla luce solare (
vit.D);
- Dieta ricca di calcio.
I soggetti da sottoporre al trattamento farmacologico sono quelli già osteoporotici, con o senza fratture preesistenti, ad elevato rischio di prima o ulteriore frattura.
Chi ha già avuto una frattura da osteoporosi è pertanto il primo candidato al trattamento.
In assenza di fratture, per la determinazione del rischio ci si basa sul criterio densitometrico e sul profilo clinico. Le pazienti con T-score (riferito ad una densitometria DEXA eseguita sul femore o sul rachide lombare) inferiore a -2,5, le pazienti cioè con diagnosi corretta di osteoporosi, sono ragionevolmente candidate al trattamento.

CALCIO:
Viene consigliata l’assunzione di un supplemento di sali calcio qualora ne risulti insufficiente l’apporto alimentare o l’assorbimento intestinale. complemento farmacologico di calcio evita regimi carichi di prodotti derivati dal latte, spesso mal digeriti nell’anziano o che possono provocare un aumento indesiderato del peso e del colesterolo. sola terapia calcica non è comunque sufficiente per bloccare l’osteoporosi. ’integrazione di sali di calcio è controindicato nelle persone che presentano un tasso elevato di calcio nel sangue e da usare con molta cautela in caso di pregressi calcoli renali. 1cpr o 1 bustina /die (500-1000 mg/die).

VITAMINA D:
Con l’
età, la minore esposizione alla luce solare diretta nei mesi invernali ed il ridotto introito di alimenti ricchi di vit.D, diminuiscono i livelli di questa nel sangue.
Sono a disposizione sul mercato diversi
preparati combinati che contengono vitamina D: se ne raccomanda l’assunzione di 400-800 UI/die.

ESTROGENI:
Dopo la menopausa, la
terapia ormonale sostitutiva previene la perdita di massa ossea. terapia ha uno scopo preventivo.è la terapia sia efficace deve essere protratta per almeno 7-10 anni dopo la menopausa ed anche in tali casi la protezione cessa dopo i 75 anni (quando l’incidenza delle fratture è massima). In pratica alla sospensione degli estrogeni si ha nuovamente una rapida perdita della massa ossea acquistata.consegue che gli estrogeni dovrebbero essere somministrati per tutta la vita, anche nelle donne ultrasettantenni, ma con possibile aumento di incidenza di carcinoma della mammella.

RALOXIFENE:
Appartiene alla classe dei SERMs
(Selective Estrogen Receptors Modulators).
Si tratta di modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni, con un’azione differenziata a seconda del tessuto bersaglio: ad esempio, agiscono come antiestrogenici sulla mammella, ma come estrogeni sull’osso, migliorandone la mineralizzazione, preservandolo dalla perdita di massa ossea.
Nella terapia dell’osteoporosi postmenopausale, rispetto agli estrogeni, non possiedono effetti potenzialmente negativi sulla mammella, potrebbero anzi ridurre l’incidenza di tumore.
I SERM
non riducono i sintomi della menopausa e dovrebbero essere assunti ad almeno 5-6 anni dalla menopausa.
La sua efficacia è comprovata sulla prevenzione delle fratture vertebrali, mentre non risultano risultati significativi su fratture periferiche.

BIFOSFONATI:
Potenti
inibitori del riassorbimento osseo, utilizzati nel trattamento e nella prevenzione dell’osteoporosi e di altre patologie caratterizzate da un aumentato rimodellamento osseo.superfici ossee sottoposte ad attivo riassorbimento costituiscono il target specifico dei BF e ciò consente di sottrarre all’azione di queste molecole le zone di osso in fase di quiescenza.
Effetto antiriassorbitivo rapido ad instaurarsi.
Al farmaco inglobato nella matrice ossea neoformata è stato attribuito
l’effetto congelato
Questo è dovuto ad una
soppressione del turnover osseo prolungata, indesiderata e non controllabile: l’osso sarebbe così incapace di riparare le microfratture quotidiane fisiologiche, il cui accumulo può sfociare in un aumento della fragilità ossea.
La resistenza meccanica dell’osso si deteriora sia quando il turnover è soppresso, sia quando è esagerato.certo un turnover accelerato, come accade in menopausa, è nocivo poiché aumenta la porosità dell’osso e causa un deficit di mineralizzazione: nessun dubbio, quindi sull’utilità di ridurre il turnover.un turnover estremamente ridotto
impedisce la rimozione dell’osso vecchio e la riparazione del danno da fatica, e anche ciò è controproducente.

TERIPARATIDE:
Il teriparatide [rhPTH (1-34)] è un frammento attivo dell’ormone paratiroideo. il PTH, se somministrato in modo
intermittente (1 volta/die ad esempio) induce un effetto anabolico sull’osso; al contrario, se somministrato in continuo, induce un effetto catabolico sull’osso con riduzione soprattutto della massa ossea trabecolare.regione 1-34 del PTH, quella appunto utilizzata a scopi terapeutici, sembra essere responsabile dell’effetto anabolico.molecola trova indicazione (EMEA) nel trattamento dell’osteoporosi severa accertata nelle donne in post-menopausa. pazienti alle quali viene prescritto il teriparatide sono quelle polifratturate (2 o più) oppure quelle che continuano a perdere massa ossea o a fratturarsi in corso di terapia con farmaci antiriassorbitivi.20 mg/die somministrato per via sottocutanea (coscia o addome).
Durata massima totale del trattamento:18 mesi.
A fine terapia i pazienti possono proseguire con altra terapia per l’osteoporosi.
Somministrato una volta al giorno, il teriparatide ha dimostrato di aumentare l’apposizione di nuovo osso sulle superfici trabecolari e corticali dell’osso mediante
stimolazione preferenziale dell’attività osteoblastica rispetto a quella osteoclastica.
Il teriparatide è in grado di inibire l’apoptosi degli osteoblasti e di stimolare la differenziazione dei pre-osteoblasti in osteoblasti.

Il teriparatide è in grado di stimolare la formazione di tessuto osseo, diversamente da tutte le terapie precedenti che inibivano il suo riassorbimento
.

RANELATO DI STRONZIO:
E’ un trattamento relativamente innovativo per l’osteoporosi, con un meccanismo d’azione che contemporaneamente
aumenta la formazione ossea e ne riduce il riassorbimento. l’incidenza di nuove fratture vertebrali, di fratture femorali, riduce in modo significativo anche il dolore e non è gastrolesivo.



PREVENZIONE NON FARMACOLOGICA DELLE FRATTURE OSTEOPOROTICHE



Attività fisica compatibile con l’età.

Curare vista, udito, equilibrio, calli, artrosi dell’anca, delle ginocchia e dei piedi.

Limitare l’alcool, il fumo e quei farmaci che provocano sonnolenza.

Attenzione a:
- animali domestici;
- luoghi troppo affollati o frequentati da scalmanati;
- strade malconce;
- calzature troppo larghe o con tacchi alti o con suole dure.

In automobile usare sempre la cintura di sicurezza e scegliere auto recenti, non troppo piccole e dotate di più airbags, ABS ed ESP; evitare passaggi da guidatori imprudenti o incapaci; adottare uno stile di guida prudente e responsabile.

Attraversare sulle strisce pedonali senza incertezze e con molta prudenza; attenzione alle foglie bagnate, ai rami caduti, al fango ed al ghiaccio.

In casa non salire su sedie o scalette, potenziare l’illuminazione, abolire la cera sui pavimenti, abolire i tappeti, riparare i gradini irregolari, attenzione agli ostacoli ed agli oggetti lasciati sul pavimento, dotare il bagno di appositi appigli.

In caso di scippo, non opporre inutili e pericolose resistenze.

Se possibile, indossare i “
protettori d’anca” commercializzati nei negozi di articoli sanitari.

In caso di caduta, cercare di “rotolare” (come fanno i calciatori), per distribuire l’energia dell’impatto su una superficie molto ampia.








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